Come riconoscere un anaffettivo in poche mosse e perché sapere come comportasi ti migliorerà la vita

L’anaffettivo è una persona che soffoca le emozioni per paura di farsi travolgere, ecco chi è l’individuo incapace di amare e quali processi giocano sulla sua psicologia, leggi la nostra guida e scopri come bisogna comportarsi con una persona fredda affetta da questo disturbo e che non corrisponde i nostri sentimenti

Anaffettivo è il termine per definire le persone che non sono capaci di manifestare i propri sentimenti. Persone abituate a soffocare ogni tipo di emozione, per la paura di lasciarsi trasportare troppo dagli avvenimenti. Andiamo a scoprire insieme quali sono i sintomi e i rimedi con una persona anaffettiva e come comportarsi con una persona affetta da questo problema.

Capire i sintomi dell’anaffettivo non è semplice. O almeno, ciò che è davvero difficile, è comprendere in che misura la persona in questione sia anaffettiva, dal momento che il confine tra un semplice atteggiamento e una patologia vera e propria è facile da confondere. Inoltre, è impossibile capire, a parte i casi più eclatanti, se una persona è anaffettiva sin dal primo momento. Molto più probabilmente vi comincerete a chiedere se la persona con cui state assieme sia effettivamente anaffettiva soltanto dopo anni di relazione.

Nell’individuo anaffettivo è riscontrabile l’incapacità di provare e di esprimere emozioni. Tali emozioni restano represse all’interno del soggetto anaffettivo, senza mai venire alla luce.

Per capire i sintomi della persona anaffettiva bisogna monitorarla con attenzione. Questo problema, ad esempio, pur non raggiungendo i livelli del patologico, è riscontrabile nelle persone che soffrono lo stress. Una persona molto impegnata con il lavoro e che ha tante cose a cui pensare, può diventare facilmente anaffettiva. Queste persone possono lentamente distaccarsi dalla realtà fino a vivere la vita impersonalmente, muovendo ogni propria azione soltanto affidandosi ai parametri della razionalità. Come se fossero al lavoro anche quando bisognerebbe soltanto staccare la spina e pensare a rilassarsi. Chi è affetto da questo tipo di anaffettività, non è detto che non rivolga alcun pensiero carino alla propria compagna, semplicemente però vive la relazione come qualcosa di razionale, più concentrato sulle cose da fare che sulle emozioni da provare.

Ma è davvero possibile non provare sentimenti? Certo. Ovviamente l’esempio prima descritto non rappresenta l’anaffettivo patologico. Inoltre, la persona in carriera abbondantemente stressata dai problemi lavorativi, potrebbe essere colpito da un problema passeggero. Magari è un periodo. Magari cambiando lavoro potrebbe anche recuperare il controllo sulla sua sfera emozionale. Nei casi più gravi, invece, si può parlare di alessitimia: ovvero anaffettività che non scaturisce da un problema pratico, ma da una condizione atavica. Un deficit vero e proprio che non permette di riconoscere gli stati emotivi.

Nei casi più complicati essere anaffettivi diventa non solo un problema psicologico, ma anche fisico. Chi è affetto da questo problema soffrirà disagio anche per un semplice abbraccio. È chiaro però che è necessario rendersi conto che nel mondo non siamo tutti uguali: per alcune culture del Nord Europa il contatto fisico, come un abbraccio, non è usuale come tra le popolazioni latine. Non abbandonarsi a facili diagnosi è di sicuro la cosa più importante da fare in casi del genere. Anzi, è fondamentale capire la reale dimensione del problema, altrimenti sarà impossibile trovare il rimedio adatto.

Infine, altro esempio molto diffuso, è l’anaffettività traumatica: può succedere che a causa di una perdita di una persona cara in età molto giovane si risponda con l’anaffettività. Aver paura di amare per paura di perdere la persona amata, una forma di autodifesa. Eppure, sebbene in questi casi si rischi facilmente di passare all’alessitimia, è sempre possibile con un percorso psicologico e spirituale, superare le proprie paure e lasciarsi sedurre dal fascino fortissimo delle emozioni. Anche perché le emozioni e i sentimenti fanno parte della vita, ignorarli significa semplicemente non vivere la vita al 100%.

In psicopatologia, va detto, l’anaffettività non è considerata una sindrome, ma un sintomo. Può essere presente infatti anche nell’anoressia mentale, in alcuni tipi di psicosi e in misura minore nelle nevrosi ossessive e in alcuni disturbi di personalità. Si tratta spesso di un fenomeno di tipo difensivo che si manifesta contestualmente alla presenza di emozioni particolarmente forti o che incutono paura.

Anche all’interno di disturbi di personalità, infatti, e in particolar modo nel disturbo bipolare, possiamo avere questa caratteristica di anaffettività come fase transitoria.

In generale si può dire con certezza che se per un individuo amare, nel suo vissuto passato, è risultato doloroso e frustrante, più o meno consapevolmente lo stesso individuo può cominciare a reputarlo un comportamento da evitare e da scansare, creando così quella che viene a essere una reale difficoltà nel produrre e reggere relazioni e rapporti che comportino in qualche modo l’implicazione di una certa intimità.

In altri termini, le persone anaffettive hanno difficoltà a esprimere emozioni più per paura di restarne feriti che per effettiva incapacità a provare sentimenti. Come accade al protagonista di Fai bei sogni – libro di Massimo Gramellini da cui Bellocchio ha tratto un film – che rimane orfano di madre a 9 anni, l’anaffettività può essere un modo inconscio per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia. Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono o percepite come tali, che generano tale freddezza e, successivamente, quello che viene definito un totale ripiegamento emotivo. L’individuo, per non soffrire più, si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo.

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